lunedì 5 dicembre 2016


Viva l'Italia!

 

“E da ogni località del paese partì un applauso, che lì si riunì con gli altri come per prodigio. Facendosi uragano.” *

Quante volte l’ho riletta, questa “favola”...
Sempre sperando che si realizzasse il finale citato qui sopra.
Il resto, ahinoi, era già triste realtà.
Così è stato.
Un uragano.
Anzi, un uragaNO!

Per oggi voglio concedermi un sogno.
Il sogno dell’imminente arrivo di una folta schiera di parlamentari onesti, capaci ed incorruttibili (beh, se uno sogna, sogna in grande!), che siano in grado di concentrarsi su ciò che serve realmente al Paese, nonché di apportare le modifiche necessarie alla Costituzione, con un metodo diverso.

Basta un rumoroso NO?!?
Avranno capito che la Costituzione ci sta a cuore? Che per cambiarla è necessario un coinvolgimento ampio, un confronto serio? Che non accetteremo modifiche approvate a colpi di maggioranza (con lame di ghigliottina e balzi di canguro, anche super!)? Che non si “spacca” un popolo sulla Carta che sta alla base della sua vita democratica?

E voglio credere che questo sia prima di tutto il NO di chi ha a cuore la Democrazia, di chi non vuole rinunciare al diritto di voto che sta alla base della sovranità del popolo, di chi ha ben chiara la differenza enorme tra le parole cambiare e migliorare (basta un dizionario, del resto).
Perciò spegnerò la TV, oggi. Non voglio vedere le facce esultanti di quelli che hanno votato come me, pur non pensandola assolutamente come me.
Navigherò un po', invece, e mi godrò i sospiri di sollievo di coloro che mi hanno inconsapevolmente aiutata ad arrivare ad un voto convinto, sostenendo le loro/nostre ragioni con passione ed onestà intellettuale. 
A tutti loro va il mio pensiero leggero in questa bella giornata.

Claudia Paini

* Nando dalla Chiesa, Una bella favola sul Referendum (scritta da me medesimo)

mercoledì 2 novembre 2016

PENSIERI SENZA BARRIERE


Chi sogna di circondarsi di barriere, in realtà quelle stesse barriere se le è già costruite dentro.
Ha imprigionato i pensieri, credendo di metterli al sicuro; e di metterSI al sicuro.

Le opinioni altrui rimbalzano contro i "muri" di questi "trincerati" e non arrivano a scalfirne le convinzioni: nessuna di esse viene mai messa in discussione, perché ciò significherebbe prima di tutto mettere in discussione loro stessi.
La paura di aprire la mente ed accettare ciò che arriva da "fuori" è comprensibile; ma "chiudersi dentro" è soltanto un modo assurdo per non voler vedere, accettare ed indagare la realtà. 
Liberare i propri pensieri è invece la condizione necessaria per capire quanto sia insostenibile questo accanirsi nella ricerca di un impossibile, quanto assurdo e non desiderabile, isolamento.
Risulta indispensabile lo sforzo di prendere le distanze dal proprio spazio e dal proprio tempo.

Se il nostro pensiero è libero di muoversi nello spazio, ed attraverso lo spazio, ci possiamo immaginare catapultati fuori dal mondo per vederlo per quello che è: una "palla" a spasso nell'universo.
Un tale sguardo ci svela quanto sia bella la Terra, da lontano. Là, dove non si respirano i veleni con i quali ci stiamo probabilmente condannando all'estinzione; là, dove non si sente il rumore delle bombe con le quali ci stiamo distruggendo a vicenda; e sempre là, dove balza agli occhi quanto irreali ed arbitrari siano quei confini che ci sta tanto a cuore difendere.
E' così facile capire quanto siamo insignificanti: allontanarsi di poco basta perché non si noti minimamente la nostra presenza!
E, soprattutto, ci si rende subito conto che lo spazio in cui si vive (sia esso un paese, una città, una regione, uno Stato o addirittura un continente) non è che una piccola parte di un tutto. Quel "tutto di tutti", quel tutto da condividere.

Just a world that we all must share... (Pink Floyd "On the turning away" -1987-)

Se ciò non bastasse, possiamo spingere i nostri pensieri anche oltre il nostro tempo.
Perché considerare solo una parte di storia dell'umanità, il nostro pezzettino, separato da tutto il resto, e volerne analizzare e giudicare i fenomeni, è decisamente comodo, ma non certo obiettivo. E' necessario prendere le distanze da questo tempo, allontanarcene per riuscire a vederlo inserito nella Storia (quella con la S maiuscola, appunto); un po' come se stessimo osservando una "linea del tempo", di quelle usate nelle scuole per mostrare ai bambini il succedersi degli eventi.
Così risulta chiaro che gli avvenimenti del nostro "oggi", ovvero quel minuscolo spazio di tempo occupato dalla nostra vita, hanno delle cause che possono e devono essere ricercate nel passato. Per comprendere. E (in teoria) per non ripetere errori. Ecco l'importanza della memoria storica. E l'innegabile dovere di capire che le decisioni che si prendono avranno delle conseguenze nella vita delle generazioni future, esattamente come quelle prese in passato continuano a condizionare la nostra.

Chi è senza memoria vive di meno... (Giorgio Cordini "Cevo 3 luglio 1944" -2015-)

Immersa in questi miei (s)ragionamenti, mi capita di ripensare alle immagini della caduta del muro di Berlino e chiedermi se questa odierna riproposizione di muri e filo spinato possa avere a che fare con la teoria dei corsi e ricorsi storici teorizzati da Vico.
Ancora più spesso, però, mi ritrovo a pensare a quante volte "gli altri" avrebbero potuto (o forse dovuto?) costruire delle barriere: per salvarsi dalla nostra colonizzazione, per evitare lo sfruttamento indiscriminato delle loro risorse, per continuare a vivere nelle loro terre, per non accettare il nostro ipocrita aiuto interessato...

Ed alla fine, di fronte alla ormai troppo grande moltitudine di coloro che le invocano, la rabbia sale incontrollata, e mi verrebbe QUASI da dire:
"Ok, costruiamole queste maledette barriere! Chiudiamoci ben bene al di qua. Chiusura totale, però. Ermetica! Che non passi più nessuno...e niente! Rinunciamo anche a ciò che importiamo. E teniamoci qui le nostre armi e quella nostra guerra malamente camuffata da pace e democrazia.".

Claudia  Paini


mercoledì 21 settembre 2016

CHI HA DATO HA DATO (...E AVUTO); E CHI DEVE PARLARE, PARLI!

Dall'inizio dell'estate, a Provaglio e dintorni, tengono banco le chiacchiere ed i commenti online sul cambio di gestione riguardante l'immobile della stazione ferroviaria.



Premesso che non conosco né i gestori uscenti né quelli che si apprestano ad entrare, vorrei fare due brevi considerazioni.

L'occasione di occuparsi per ben dieci anni dell'immobile in questione, in modo egregio, a giudicare dai commenti dei frequentatori, ha permesso all'associazione "Andata e Ritorno" di farsi conoscere ed apprezzare. Questa possibilità, avuta grazie ad un'assegnazione diretta da parte della precedente Amministrazione, è stata però di fatto preclusa a qualsiasi altra realtà associativa avesse allora avuto il desiderio di mettersi alla prova. Pur non mettendo in dubbio la regolarità di tale prassi, sostengo sia davvero inopportuno praticarla: non mi pare proprio il caso che si decida della gestione di un bene pubblico senza prevedere un bando aperto a tutti.

Dopo aver riconosciuto quindi il giusto merito per aver pubblicato un bando, non posso che passare subito alla mia solita critica ad un'Amministrazione, quella attuale, totalmente indifferente al bisogno della popolazione di essere informata; bisogno che io continuerò a rivendicare come diritto. Sarebbe bastata un'assemblea pubblica in cui venissero illustrati i progetti presentati ed i criteri utilizzati per valutarli, a spiegare, in modo trasparente, cosa ha portato Legambiente alla vittoria del bando. Un atto dovuto, a mio avviso, e grazie al quale si sarebbe forse evitato lo strascico di polemiche.

Rabbia e risentimento si sprecano, signor Sindaco, alimentando distanze e dissapori tra i suoi concittadini. E Lei, assiduo frequentatore del web, non può non esserne al corrente.

Resto in sala d'attesa. Chissà che non arrivi il mio "treno dei desideri"...

Claudia Paini

sabato 13 agosto 2016

....DAL CUORE

Talvolta capita di sentirsi "in debito" nei confronti di chi abbiamo incrociato nel cammino, di chi ha mosso qualche passo sulla nostra strada, magari influenzandone involontariamente il percorso.

Per questo vorrei dedicare qualche riga a coloro che, ultimamente, hanno lasciato qualche impronta sulla mia.....

...A te che mi hai coinvolto in un progetto importante. Spiegare cosa significhi davvero per me mi costringerebbe a perdermi negli anfratti di una vita ormai lontana, per non riuscire comunque a comunicare ciò che provo... Ti basti, quindi, la riconoscenza per avermi permesso di ritrovare un po' della fiducia persa a causa di cocenti delusioni vissute di riflesso, e per la possibilità di sentire comune la credenza in principi e valori impressi nel mio DNA. Grazie!

...A te che, attraverso l'inconsapevole ma potente capacità di farmi sentire "piccola" ed ignorante, mi hai scosso da un torpore durato forse troppo a lungo. Per la forza di quelle parole; e per la passione nel "liberarle". ¡Gracias!

...A te che mi hai raccontato brandelli di una vita rischiata per approdare qui dove nessuno ti ha fatto sentire benvenuto. Per aver accettato un piccolo aiuto (ben poca cosa rispetto a ciò che il mio mondo dovrebbe a coloro che subiscono le conseguenze di sfruttamento ed ingiustizie perpetrati per anni). E per avermi "costretto" a sentire più profondamente un senso di colpa che non cederà mai spazio all'indifferenza. Thanks!

...A voi che avete risposto ai miei messaggi, dedicandomi un po' di tempo prezioso; e magari pentendovi subito dopo essere stati risucchiati in una spirale infinita di parole... Inevitabilmente il mio pensiero vola alle due persone che mi hanno inviato "dall'alto" una mail che conserverò gelosamente. Merci!

...A te che mi hai fatto male, mettendomi di fronte una persona diversa. Mi rimane l'amaro di dover ammettere che forse avevano ragione gli altri, e, nel contempo, la flebile speranza che un giorno potrei tornare a credere che invece avevo ragione io. Che dire? Anche le delusioni aiutano a crescere. Shukran!

...A te che mi hai permesso di "spargere" parole. Sorrido al pensiero che, pur non avendoti ancora incontrato, forse condividiamo un piccolo segreto. Danke!

...E a te, nuovo "amico" speciale, va la gratitudine per esserti trasformato da cactus in edera, ed avermi donato quegli azzurri abbracci che già mi mancano un sacco, ma che ritroverò presto (Please!).

Claudia


giovedì 7 luglio 2016

RIFLESSIONE NOTTURNA DI UN'ITALIANA

Emmanuel Chidi Namdi non è morto per mano di Boko Haram nella sua Nigeria, non è morto attraversando il deserto, non è morto in un carcere libico, e non è morto in mare durante la traversata.

Emmanuel Chidi Namdi era arrivato: ce l'aveva fatta.

Emmanuel-Chidi-Namdi

Emmanuel Chidi Namdi è morto qui, in Italia, nel nostro Paese, dove aveva cercato aiuto e protezione.

Ed è stato ucciso da un italiano.

Un italiano... (come me? come noi?)

Mi chiedo quante frasi e quanti gesti accettiamo ogni giorno con indifferenza, senza nemmeno renderci conto del razzismo dilagante...

E' ora di cominciare a preoccuparsi ed occuparsene seriamente.

Dove stiamo andando?

A cosa stiamo tornando?

http://www.qualcosadisinistra.it/2016/07/06/fermo-da-quando-si-scriveultras-per-leggere-fascismo/


lunedì 27 giugno 2016

SCONCERTO AL CONCERTO

Bellissimo concerto de I Musicanti di Provaglio sabato sera.
Bravissimi! Come sempre.
Un vanto per la nostra comunità.

Ma non tutto ha funzionato a dovere...
La musica non si fermava mai: nessuna pausa. Già, perché tra un brano e l'altro si sentiva un'altra musica: quella proveniente dal campo sportivo, e che doveva iniziare solo dopo la fine della prestazione della banda.

E così si è visto un Paolo Civini diverso, un po' meno pacato del solito. Ebbene sì, alla fine di un concerto evidentemente "sofferto", il direttore è sbottato. Sottolineando l'impegno e la costanza di bambini, ragazzi e adulti che per tutto l'anno si esercitano, ha chiesto RISPETTO.
Suvvia, Maestro, cosa pretende?!? Questi non sono i tempi del rispetto! Quella è roba vecchia!
Oggi ognuno fa quel che vuole, e "se ne frega" di tutto e di tutti..

 Mi preme farle sapere, però, che Lei non è l'unico non al passo coi tempi; che c'è chi crede ancora in certi valori "fuori moda". Ed inoltre le voglio assicurare che, nonostante tutto, la vostra musica ha davvero allietato chi se n'è stato lì fino alla fine, sopportando il caldo e chiudendo fuori tutto il resto. In rispettoso silenzio (anche se pare che qualcuno abbia sentito ululare alla luna).

In attesa del vostro prossimo concerto, auguro di cuore buona estate a Lei e a tutti i suoi Musicanti.

Claudia Paini

musicanti-provaglio

giovedì 21 aprile 2016

21 APRILE : Buon compleanno a Gino Strada!

Ci sono persone che tengono alto il nome dell'Italia nel mondo.
E che ci fanno sentire orgogliosi di essere italiani.
Poche.
Persone come lui.


Che orrore! Basta violenza, basta terrorismo, basta guerre, basta sangue. Torniamo umani.

(Gino Strada, 22/03/2016)

http://www.emergency.it/diario/abolire-la-guerra-unica-speranza-per-umanita.html

http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it/favola_gino_strada.htm

https://www.facebook.com/emergency.ong/photos/a.203629481356.170178.183047736356/10153965172651357/?type=3&theater

DP

venerdì 15 aprile 2016

15 APRILE: Un pensiero per Vittorio Arrigoni (1975 - 2011)

"Io non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, a un’unica famiglia che è la famiglia umana" (Vik 2009)


Inviato da Luther Blissett

Vuoi pubblicare anche tu un articolo su www.ilprovagliese.com? Invialo all'indirizzo ilprovagliese@gmail.com

domenica 10 aprile 2016

PUNTO PER PUNTO - Replica al Sindaco

Io sono molto all'antica rispetto al nostro Sindaco, perciò meno avvezza a twit e messaggini, ed assolutamente convinta di non aver bisogno di Facebook per comunicare.
Mi ci vuole un po' di tempo per trovare le parole giuste. E non parlare a vanvera.
Ma non mi piace lasciare le cose in sospeso.

Credo che quando si desideri controbattere a qualsivoglia contestazione, sia necessario procedere punto per punto: brevi e criptici messaggi insinuanti verità nascoste non servono a nulla, se non a dimostrare che non si hanno argomenti fondati per farlo.
Quindi copio e incollo, e riparto da qui:


«Chiedere informazioni a clarabella e ai richiedenti asilo in prima persona, sarebbe la prima cosa da fare,ma forse chi predica di passare dalle parole ai fatti si dimentica di mettersi in gioco in prima persona. Qualsiasi risposta io possa dare sarebbe inutile perché vista con occhi di parte, ma chiedere ai diretti interessati e ai loro operatori forse potrebbe essere più obiettivo; forse sapere la verità disturba; ma tutti questi sono solo dei stupidi semplici forse. Beato chi ha certezze!»
(Commento di Marco Simonini alla mia Lettera aperta al Sindaco, Il Provagliese 1/04/2016)

1 Chiedere informazioni a clarabella...


Premesso che se il Comune avesse attivato dei veri progetti sull'accoglienza di richiedenti asilo, i cittadini (tra i quali ci sono anch'io) ne sarebbero al corrente;
premesso inoltre che, avendo partecipato alla Serata sull'accoglienza organizzata da Laboratorio Polis in data 31 ottobre 2014, sono a conoscenza del fatto che sul territorio del nostro Comune, in quel periodo, erano alloggiati alcuni ragazzi richiedenti asilo, in carico alla cooperativa Clarabella; detto che durante tale serata, Alessandro Sipolo, operatore dello Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), aveva invitato i presenti ad avvicinarsi a questi ragazzi, a prendere contatti, a parlare con loro, promuovendo quell'integrazione evidentemente non ritenuta necessaria da altri soggetti;
considerato che non mi sembra si possa far rientrare questa silenziosa (chi sapeva?) quanto involontaria (l'immobile appartiene ad una cooperativa associata a Clarabella) ospitalità sul territorio nella categoria "progetti di accoglienza";
ricordato che tra la cooperativa Clarabella ed il Comune è stata firmata una convenzione già citata nella mia lettera aperta, di cui peraltro si conosce l'esistenza solo grazie ad un elogio pubblico della minoranza, ma non si sa nulla riguardo ai particolari dell'attuazione;
tutto ciò premesso, detto, considerato e ricordato, mi chiedo: siamo proprio sicuri sia un dovere del cittadino andare a reperire informazioni a destra e a manca? Non è invece un dovere dell'amministrazione informare la popolazione sulle decisioni prese e renderla partecipe delle varie iniziative?


2 ...e ai richiedenti asilo...
Chi sono, dove li posso incontrare e cosa dovrei chiedere loro per colmare le mie grosse lacune, magari lo scoprirò nel prossimo commento.
Ribadito e rivendicato il mio diritto all'informazione, sono sempre felice di fare nuove conoscenze.

3 ... chi predica di passare dalle parole ai fatti si dimentica di mettersi in gioco in prima persona.
e


4 Qualsiasi risposta io possa dare sarebbe inutile perché vista con "occhi di parte"... 
Io non predico proprio nulla! Le prediche le lascio fare a qualcun altro...
Del mio passare dalle parole ai fatti, o meno, rispondo solo alla mia coscienza; mentre un Sindaco, quando agisce in veste istituzionale, ne deve rispondere anche ai suoi cittadini.

E un Sindaco dovrebbe rispondere a tutti i cittadini, anche a quelli che, secondo lui, leggono con "occhi di parte". Altrimenti dica pubblicamente che risponde solo a chi l'ha votato, così facciamo prima: la maggior parte di noi eviterà di chiedere, e rispondere agli altri non sarà certo un problema.
Comunque sia, mi preme molto precisare che, in questo caso, il mio essere "di parte" coincideva con lo stare dalla parte di chi arriva e, purtroppo, non viene accolto. Se il Sindaco ci ha visto un'altra "parte" sono i suoi, di occhi, a non funzionare, e non certo i miei!

5 ...chiedere ai diretti interessati e ai loro operatori...
Vedere punto 2.

6 ...sapere la verità disturba...
Davvero?!? Io non credo. La verità non disturba affatto. A volte può far male, ma va comunque e sempre cercata.
E, soprattutto: verità e trasparenza siano alla base della gestione della cosa pubblica!


7 ...tutti questi sono solo dei stupidi semplici forse.
Sulla forma avrei da ridire, ma sul significato concordo in pieno.

8 Beato chi ha certezze!
Non so...
Risiedere in un Comune "non accogliente" non mi dà proprio un gran senso di beatitudine. Nonostante le mie (poche) certezze.
Comunque, se il Sindaco vorrà aggiungerne altre, almeno saremo tutti più informati.
D'altra parte sarebbe proprio il caso di fare un po' di chiarezza:
il S
indaco è tra i firmatari di un accordo stipulato tra Prefettura di Brescia e circa 40 Comuni della provincia che si sono sostanzialmente dichiarati a favore dell'accoglienza dei rifugiati, ma la sua amministrazione non attiva progetti per aderire alla catena Sprar;
grazie alla Convenzione tra il Comune e la cooperativa Clarabella, pare che alcuni richiedenti asilo eseguano "attività di pubblica utilità" sul territorio, ma la popolazione non viene né informata né coinvolta.


Beh, non mi si venga a dire che qui si fa accoglienza! E tantomeno integrazione!


Claudia Paini

venerdì 1 aprile 2016

Lettera aperta al Sindaco - di Claudia Paini

Signor Sindaco,

mi rivolgo a lei pubblicamente, sia perché sappiamo bene entrambi che quando l'ho fatto in forma privata non mi ha degnato della benché minima risposta, sia per condividere con i lettori questa mia breve riflessione.

Ho letto ieri i suoi auguri per le festività pasquali rivolti ai bambini e ragazzi delle scuole. Seppur consegnati in ritardo, non credo per colpa sua, sarebbero stati pure graditi se lei non avesse toccato quello che per me è un tasto dolente, ovvero la questione migranti.

Già profondamente delusa dai vertici tra "i capi degli Stati che contano", serviti sempre e solo a giocare a scaricabarile, sono assolutamente stufa delle tante, troppe, inutili parole e dei pochi, pochissimi, fatti concreti.

Lei invita bambini e ragazzi a dedicare un pensiero ai loro coetanei "in cammino per le strade dell'Europa", esorta a "correre con il nostro pensiero e le nostre azioni verso loro con gesti di solidarietà"

 Ora, io non ho nulla da insegnare a nessuno, ma è cosa risaputa che i bambini imparino più dall'esempio che da tante belle parole. Se così non fosse, nelle nostre scuole non ci sarebbero bambini italiani che non vogliono stare accanto ai loro coetanei stranieri, non li vogliono come vicini di banco, li scansano durante i giochi. Infatti so bene (beh, diciamo pure: spero bene) che nessuno insegni loro a comportarsi così. A parole. Ma i gesti? Quelli contano! Se noi adulti per primi siamo infastiditi quando uno straniero si avvicina per chiedere la carità (tipico lavoro che ci viene a "rubare"!), se non ci sediamo accanto a loro, se non ci vedono mai scambiare due parole...

E proprio per la mia convinzione che siano le azioni a contare davvero, credo che la sua "letterina" sia uno dei tanti esempi di ipocrisia.

Già, perché di gesti concreti, Lei, come Sindaco, ne avrebbe potuti fare, eccome. Avrebbe potuto dare l'esempio! L'amministrazione da lei guidata non ha aderito a nessun progetto di accoglienza, neanche dopo l'ultimo appello rivolto ai Comuni bresciani a fine 2015. E tutto ciò pur sapendo che avrebbe avuto anche il sostegno di almeno una parte della minoranza, quella minoranza che aveva elogiato la convenzione sottoscritta con la cooperativa Clarabella per un eventuale coinvolgimento in attività di pubblica utilità dei profughi allora in carico alla cooperativa stessa.

Per favore, non insegniamo ai bambini che "é il pensiero quello che conta", perché la maggior parte delle volte il pensiero, da solo, proprio non basta. E non aspettiamoci da loro gesti di solidarietà, se prima non glieli abbiamo mostrati.

Io nutro un profondo senso di colpa per essere nata in quella che definisco la parte (in)giusta del mondo. Detesto l'idea di far parte di un "sistema" tanto iniquo. Credo fermamente nel dovere dell'accoglienza. E so bene di essere in minoranza.

Sono convinta che sia necessario un approccio molto diverso a questo fenomeno. Un approccio che non può prescindere dalla ricerca di cause e dall'assunzione di responsabilità, nonché da un doveroso rispetto per chi spera in una vita migliore.

Quella stessa vita che noi abbiamo avuto, senza alcun merito.

Se non possiamo (o non vogliamo) fare qualcosa, almeno restiamo in silenzio.

Claudia Paini

http://www.bresciaoggi.it/home/profughi-appello-ai-comuni-aderite-alla-catena-sprar-1.3991221
http://www.bresciatoday.it/cronaca/accoglienza-profughi-collebeato-calvisano-castegnato-corte-franca-flero-passirano-iseo-palazzolo-gussago.html