sabato 18 novembre 2017

SEMI-PROVAGLIESI A CONFRONTO - Condivisione

Condivisione è la seconda parola del confronto aperto, a “puntate”, inaugurato qualche settimana fa con la parola Potenza. Ogni volta si parte con un botta e risposta, al quale tutti voi potrete liberamente aggiungere la vostra opinione. Il tema è attualissimo: Internet, le nuove tecnologie e la comunicazione virtuale attraverso i social network.

A confronto un fruitore con un basso livello di competenza (Claudia) ed un esperto in materia (Dario). Di volta in volta, Claudia prenderà spunto da una parola o un concetto che ritiene “aggrovigliatamente” legato all’argomento. A Dario il compito di trovare il bandolo della matassa.

Buona lettura.

Claudia Paini

Seconda parola: CONDIVISIONE.

Attraverso la lente del web, io la vedo sdoppiarsi in condivisione attiva e condivisione passiva.
La condivisione attiva ci vede protagonisti: decidiamo di mettere in comune ciò che troviamo interessante, divertente, utile.
Grazie ad essa posso importunare le mie "vittime" abituali, che per ora sopportano senza lamentarsi l'invio di numerosi articoli attraverso WhatsApp. Se è pur vero che risulta difficile non farsi prendere da una smania da condivisione, rischiando di fare da megafono a notizie false, sono convinta sia la condivisione passiva a richiedere maggiore attenzione. Definisco così quella sorta di “lasciapassare” concesso, semplicemente non esprimendo alcun dissenso, a ciò che qualcun altro ha condiviso con noi.
Sento ancora riaffiorare l'indignazione e la rabbia causate dalla mancata reazione ad un video inneggiante a razzismo e fascismo, postato su un gruppo WhatsApp qualche mese fa.
Convinti che tutto scorra?
Io no. Credo che qualcosa resti. Credo che l'odio si impigli nella mente di chi non ha voglia di verificare certe affermazioni. E credo che il fascismo di ritorno si insinui nella nostra società anche a causa dell’incapacità di valutare la forza di certi ignobili messaggi, che ricevono troppo spesso un complice "via libera".
A te la parola.

Claudia

La risposta di Dario

Dato che si parla di parole e definizioni, mi concedo di attingere al vocabolario. Condividere significa "avere in comune con altri; dividere, spartire con altri". Già nella definizione ufficiale troviamo un doppio significato, il primo passivo - avere in comune, senza necessariamente compiere un'azione - e il secondo attivo - implica un'azione, quella di dividere e spartire con altri.

Ma stiamo parlando di condivisione attraverso strumenti tecnologici digitali, per cui ecco che la condivisione è l'utilizzo in comune o la spartizione di una risorsa virtuale, di un'unità informativa, di un meme. Concordo quindi che la condivisione passiva sia una sorta di lasciapassare, una concessione per cui non facendo opposizione ci si ritrova a condividere, ad avere in comune, ad essere passivamente parte di qualcosa.
Dall'altro lato, come utente del web con una certa esperienza alle spalle in termini di community, utenti, troll e flame, so che il modo migliore di far sparire e dimenticare nel tempo - come lacrime nella pioggia - un contenuto inopportuno, sbagliato, dannoso e potenzialmente pericoloso è spesso quello di ignorarlo completamente. Lasciarlo passare senza dargli alcun rilievo, senza degnarlo di risposta, lasciandolo naufragare verso l'oblio e riempiendo invece il linguaggio, la narrativa sociale, lo spazio di condivisione con altri contenuti più forti e autentici.

Oggi le informazioni sono tantissime e sempre più veloci, molto più della nostra capacità di ascoltarle, leggerle, capirle ed elaborarle. Al contrario, il nostro tempo creativo per produrre un'idea, creare una narrazione sociale, costruire il bene e un futuro migliore sembra essere sempre più compresso, difficile e scarso.

Se al posto di dedicare le nostre scarse risorse creative criticando e reagendo a contenuti negativi li lasciassimo - questi contenuti - svanire nell'oblio, insieme all'odio di cui sono carichi, usando l'amore creativo per parlare di nuovi temi, per costruire e raccontare idee forti, basate su qualcosa di genuino e positivo?

Non me la sento di giudicare a priori chi non reagisce all'odio, chi lo lascia passare senza criticarlo apertamente, perché potrebbe star reagendo in altro modo: condividendo amore, de-potenziando la logica dell'odio e della violenza a favore di altro. Quando non è così allora sono d'accordo con te, Claudia: è necessario rispondere con la potenza dell'amore direttamente alle minacce di contagio dell'odio ignorante. Utilizzando in modo corretto anche gli strumenti tecnologici che oggi ci mette a disposizione la tecnologia digitale.

Dario







domenica 15 ottobre 2017

SEMI-PROVAGLIESI A CONFRONTO - Tecnologia e Potenza

Vi invitiamo a partecipare ad un confronto aperto, a “puntate”.
Ogni volta si parte con un botta e risposta, al quale tutti voi potrete liberamente aggiungere la vostra opinione. Il tema è attualissimo: Internet, le nuove tecnologie e la comunicazione virtuale attraverso i social network. A confronto un fruitore con un basso livello di competenza (Claudia) ed un esperto in materia (Dario). Di volta in volta, Claudia prenderà spunto da una parola o un concetto che ritiene “aggrovigliatamente” legato all’argomento. A Dario il compito di trovare il bandolo della matassa.
Buona lettura.

Claudia Paini

Prima parola: POTENZA

Spesso mi ritrovo a pensare che i social media siano mezzi siano talmente potenti da rendere necessaria l’acquisizione di una specie di “patente” per poterli utilizzare.
È davvero il caso di lasciarli utilizzare a tutti?
Mi rendo conto che è un pensiero anti-democratico; e so bene che la risposta ai molti problemi che
nascono non è quella di impedirne l'uso.  Credo comunque che una riflessione seria sia necessaria ed urgente. Nonché tardiva.
Le notizie, in rete, si trasmettono ad una velocità supersonica e non sempre siamo in grado, o ci
premuriamo, di valutarne la veridicità. A velocità forse superiore viaggiano gli insulti, le calunnie, le prese in giro… E le conseguenze sono in molti casi irreparabili.
Il cyberbullismo è un fenomeno in preoccupante espansione. Ed è solo uno dei tanti.
Se la soluzione non è togliere, deve assolutamente aumentare il grado di consapevolezza di chi utilizza le nuove tecnologie e di chi ha accesso ad Internet e si serve dei social per comunicare.
Il “come” resta un grosso punto di domanda.
Ovviamente non ho soluzioni, ma mi permetto di lanciare una proposta/provocazione che ritengo
potrebbe essere un punto di partenza.
Considerato che, almeno in teoria, un po' di maturità e consapevolezza in più si acquisiscono con l'età, mi sento di dire che andrebbe riconsiderata l'età dei ragazzini (bambini?) a cui forniamo certi strumenti.
È davvero necessario che essi abbiano un telefonino?
Quali motivazioni stanno dietro al fatto che l'utilizzo di applicazioni come WhatsApp, Facebook o
Instagram preveda un'età minima di 13 anni (fino a qualche mese fa quella di WhatsApp era di 16 anni), e perché la cosa viene sistematicamente ignorata?

Claudia




La risposta di Dario


Cara Claudia,

parole come "cyberbullismo", "social media", "WhatsApp" e "Facebook" sono sulla nostra bocca ora, in questo luogo e in questo momento storico, ma sono soli di passaggio. Le tecnologie evolvono - sempre più rapidamente, è vero - e cambiano il modo con cui l'uomo interagisce con altri esseri umani e con il mondo circostante; cambiano anche alcuni elementi alla base del nostro modo di ragionare e di decidere cos'è bene e cos'è male. Ma l'essenza umana che sta al principio di tutto non cambia.

Il proibizionismo non può essere una risposta, non perché non funzionarebbe - questo non lo so - ma semplicemente perché non è applicabile, la trasformazione tecnologica è inesorabile e proibire l'uso dei telefoni in base all'età è come cercare di fermare una pianta che sta crescendo legando i suoi rami a terra. La pianta continuerà comunque a crescere, aggirando le nostre barriere; anziché crescere seonco la sua strada, sarà deformata.

La risposta creso sia un'altra, più vicina all'essenza umana che trascende lo specifico momento storico e le tecnologie oggi invoga. La risposta credo si trovi in questa parola: arte. La via da percorrere è quella della consapevolezza, dell'espressione della più essenziale umanità, nell'amore per il bello, nella cultura e nella capacità di guardare oltre il razionale, oltre il calcolo, oltre la tecnica, oltre la logica della potenza.

Immergiamo i bambini nell'arte, aiutiamoli ad usare la loro sensibilità per percepire il bello, per appassionarsi, per imparare e amare. L'arte de-potenzia la potenza, svela la fragilità della logica, del calcolo e della tecnologia. L'arte ci rende umani, quindi anche capaci di usare le tecnologie, se ci servono, senza essere noi a metterci al loro servizio logico, calcolato e finalizzato al continuo potenziamento della potenza.

Dario



lunedì 5 dicembre 2016


Viva l'Italia!

 

“E da ogni località del paese partì un applauso, che lì si riunì con gli altri come per prodigio. Facendosi uragano.” *

Quante volte l’ho riletta, questa “favola”...
Sempre sperando che si realizzasse il finale citato qui sopra.
Il resto, ahinoi, era già triste realtà.
Così è stato.
Un uragano.
Anzi, un uragaNO!

Per oggi voglio concedermi un sogno.
Il sogno dell’imminente arrivo di una folta schiera di parlamentari onesti, capaci ed incorruttibili (beh, se uno sogna, sogna in grande!), che siano in grado di concentrarsi su ciò che serve realmente al Paese, nonché di apportare le modifiche necessarie alla Costituzione, con un metodo diverso.

Basta un rumoroso NO?!?
Avranno capito che la Costituzione ci sta a cuore? Che per cambiarla è necessario un coinvolgimento ampio, un confronto serio? Che non accetteremo modifiche approvate a colpi di maggioranza (con lame di ghigliottina e balzi di canguro, anche super!)? Che non si “spacca” un popolo sulla Carta che sta alla base della sua vita democratica?

E voglio credere che questo sia prima di tutto il NO di chi ha a cuore la Democrazia, di chi non vuole rinunciare al diritto di voto che sta alla base della sovranità del popolo, di chi ha ben chiara la differenza enorme tra le parole cambiare e migliorare (basta un dizionario, del resto).
Perciò spegnerò la TV, oggi. Non voglio vedere le facce esultanti di quelli che hanno votato come me, pur non pensandola assolutamente come me.
Navigherò un po', invece, e mi godrò i sospiri di sollievo di coloro che mi hanno inconsapevolmente aiutata ad arrivare ad un voto convinto, sostenendo le loro/nostre ragioni con passione ed onestà intellettuale. 
A tutti loro va il mio pensiero leggero in questa bella giornata.

Claudia Paini

* Nando dalla Chiesa, Una bella favola sul Referendum (scritta da me medesimo)

mercoledì 2 novembre 2016

PENSIERI SENZA BARRIERE


Chi sogna di circondarsi di barriere, in realtà quelle stesse barriere se le è già costruite dentro.
Ha imprigionato i pensieri, credendo di metterli al sicuro; e di metterSI al sicuro.

Le opinioni altrui rimbalzano contro i "muri" di questi "trincerati" e non arrivano a scalfirne le convinzioni: nessuna di esse viene mai messa in discussione, perché ciò significherebbe prima di tutto mettere in discussione loro stessi.
La paura di aprire la mente ed accettare ciò che arriva da "fuori" è comprensibile; ma "chiudersi dentro" è soltanto un modo assurdo per non voler vedere, accettare ed indagare la realtà. 
Liberare i propri pensieri è invece la condizione necessaria per capire quanto sia insostenibile questo accanirsi nella ricerca di un impossibile, quanto assurdo e non desiderabile, isolamento.
Risulta indispensabile lo sforzo di prendere le distanze dal proprio spazio e dal proprio tempo.

Se il nostro pensiero è libero di muoversi nello spazio, ed attraverso lo spazio, ci possiamo immaginare catapultati fuori dal mondo per vederlo per quello che è: una "palla" a spasso nell'universo.
Un tale sguardo ci svela quanto sia bella la Terra, da lontano. Là, dove non si respirano i veleni con i quali ci stiamo probabilmente condannando all'estinzione; là, dove non si sente il rumore delle bombe con le quali ci stiamo distruggendo a vicenda; e sempre là, dove balza agli occhi quanto irreali ed arbitrari siano quei confini che ci sta tanto a cuore difendere.
E' così facile capire quanto siamo insignificanti: allontanarsi di poco basta perché non si noti minimamente la nostra presenza!
E, soprattutto, ci si rende subito conto che lo spazio in cui si vive (sia esso un paese, una città, una regione, uno Stato o addirittura un continente) non è che una piccola parte di un tutto. Quel "tutto di tutti", quel tutto da condividere.

Just a world that we all must share... (Pink Floyd "On the turning away" -1987-)

Se ciò non bastasse, possiamo spingere i nostri pensieri anche oltre il nostro tempo.
Perché considerare solo una parte di storia dell'umanità, il nostro pezzettino, separato da tutto il resto, e volerne analizzare e giudicare i fenomeni, è decisamente comodo, ma non certo obiettivo. E' necessario prendere le distanze da questo tempo, allontanarcene per riuscire a vederlo inserito nella Storia (quella con la S maiuscola, appunto); un po' come se stessimo osservando una "linea del tempo", di quelle usate nelle scuole per mostrare ai bambini il succedersi degli eventi.
Così risulta chiaro che gli avvenimenti del nostro "oggi", ovvero quel minuscolo spazio di tempo occupato dalla nostra vita, hanno delle cause che possono e devono essere ricercate nel passato. Per comprendere. E (in teoria) per non ripetere errori. Ecco l'importanza della memoria storica. E l'innegabile dovere di capire che le decisioni che si prendono avranno delle conseguenze nella vita delle generazioni future, esattamente come quelle prese in passato continuano a condizionare la nostra.

Chi è senza memoria vive di meno... (Giorgio Cordini "Cevo 3 luglio 1944" -2015-)

Immersa in questi miei (s)ragionamenti, mi capita di ripensare alle immagini della caduta del muro di Berlino e chiedermi se questa odierna riproposizione di muri e filo spinato possa avere a che fare con la teoria dei corsi e ricorsi storici teorizzati da Vico.
Ancora più spesso, però, mi ritrovo a pensare a quante volte "gli altri" avrebbero potuto (o forse dovuto?) costruire delle barriere: per salvarsi dalla nostra colonizzazione, per evitare lo sfruttamento indiscriminato delle loro risorse, per continuare a vivere nelle loro terre, per non accettare il nostro ipocrita aiuto interessato...

Ed alla fine, di fronte alla ormai troppo grande moltitudine di coloro che le invocano, la rabbia sale incontrollata, e mi verrebbe QUASI da dire:
"Ok, costruiamole queste maledette barriere! Chiudiamoci ben bene al di qua. Chiusura totale, però. Ermetica! Che non passi più nessuno...e niente! Rinunciamo anche a ciò che importiamo. E teniamoci qui le nostre armi e quella nostra guerra malamente camuffata da pace e democrazia.".

Claudia  Paini


mercoledì 21 settembre 2016

CHI HA DATO HA DATO (...E AVUTO); E CHI DEVE PARLARE, PARLI!

Dall'inizio dell'estate, a Provaglio e dintorni, tengono banco le chiacchiere ed i commenti online sul cambio di gestione riguardante l'immobile della stazione ferroviaria.



Premesso che non conosco né i gestori uscenti né quelli che si apprestano ad entrare, vorrei fare due brevi considerazioni.

L'occasione di occuparsi per ben dieci anni dell'immobile in questione, in modo egregio, a giudicare dai commenti dei frequentatori, ha permesso all'associazione "Andata e Ritorno" di farsi conoscere ed apprezzare. Questa possibilità, avuta grazie ad un'assegnazione diretta da parte della precedente Amministrazione, è stata però di fatto preclusa a qualsiasi altra realtà associativa avesse allora avuto il desiderio di mettersi alla prova. Pur non mettendo in dubbio la regolarità di tale prassi, sostengo sia davvero inopportuno praticarla: non mi pare proprio il caso che si decida della gestione di un bene pubblico senza prevedere un bando aperto a tutti.

Dopo aver riconosciuto quindi il giusto merito per aver pubblicato un bando, non posso che passare subito alla mia solita critica ad un'Amministrazione, quella attuale, totalmente indifferente al bisogno della popolazione di essere informata; bisogno che io continuerò a rivendicare come diritto. Sarebbe bastata un'assemblea pubblica in cui venissero illustrati i progetti presentati ed i criteri utilizzati per valutarli, a spiegare, in modo trasparente, cosa ha portato Legambiente alla vittoria del bando. Un atto dovuto, a mio avviso, e grazie al quale si sarebbe forse evitato lo strascico di polemiche.

Rabbia e risentimento si sprecano, signor Sindaco, alimentando distanze e dissapori tra i suoi concittadini. E Lei, assiduo frequentatore del web, non può non esserne al corrente.

Resto in sala d'attesa. Chissà che non arrivi il mio "treno dei desideri"...

Claudia Paini

sabato 13 agosto 2016

....DAL CUORE

Talvolta capita di sentirsi "in debito" nei confronti di chi abbiamo incrociato nel cammino, di chi ha mosso qualche passo sulla nostra strada, magari influenzandone involontariamente il percorso.

Per questo vorrei dedicare qualche riga a coloro che, ultimamente, hanno lasciato qualche impronta sulla mia.....

...A te che mi hai coinvolto in un progetto importante. Spiegare cosa significhi davvero per me mi costringerebbe a perdermi negli anfratti di una vita ormai lontana, per non riuscire comunque a comunicare ciò che provo... Ti basti, quindi, la riconoscenza per avermi permesso di ritrovare un po' della fiducia persa a causa di cocenti delusioni vissute di riflesso, e per la possibilità di sentire comune la credenza in principi e valori impressi nel mio DNA. Grazie!

...A te che, attraverso l'inconsapevole ma potente capacità di farmi sentire "piccola" ed ignorante, mi hai scosso da un torpore durato forse troppo a lungo. Per la forza di quelle parole; e per la passione nel "liberarle". ¡Gracias!

...A te che mi hai raccontato brandelli di una vita rischiata per approdare qui dove nessuno ti ha fatto sentire benvenuto. Per aver accettato un piccolo aiuto (ben poca cosa rispetto a ciò che il mio mondo dovrebbe a coloro che subiscono le conseguenze di sfruttamento ed ingiustizie perpetrati per anni). E per avermi "costretto" a sentire più profondamente un senso di colpa che non cederà mai spazio all'indifferenza. Thanks!

...A voi che avete risposto ai miei messaggi, dedicandomi un po' di tempo prezioso; e magari pentendovi subito dopo essere stati risucchiati in una spirale infinita di parole... Inevitabilmente il mio pensiero vola alle due persone che mi hanno inviato "dall'alto" una mail che conserverò gelosamente. Merci!

...A te che mi hai fatto male, mettendomi di fronte una persona diversa. Mi rimane l'amaro di dover ammettere che forse avevano ragione gli altri, e, nel contempo, la flebile speranza che un giorno potrei tornare a credere che invece avevo ragione io. Che dire? Anche le delusioni aiutano a crescere. Shukran!

...A te che mi hai permesso di "spargere" parole. Sorrido al pensiero che, pur non avendoti ancora incontrato, forse condividiamo un piccolo segreto. Danke!

...E a te, nuovo "amico" speciale, va la gratitudine per esserti trasformato da cactus in edera, ed avermi donato quegli azzurri abbracci che già mi mancano un sacco, ma che ritroverò presto (Please!).

Claudia


giovedì 7 luglio 2016

RIFLESSIONE NOTTURNA DI UN'ITALIANA

Emmanuel Chidi Namdi non è morto per mano di Boko Haram nella sua Nigeria, non è morto attraversando il deserto, non è morto in un carcere libico, e non è morto in mare durante la traversata.

Emmanuel Chidi Namdi era arrivato: ce l'aveva fatta.

Emmanuel-Chidi-Namdi

Emmanuel Chidi Namdi è morto qui, in Italia, nel nostro Paese, dove aveva cercato aiuto e protezione.

Ed è stato ucciso da un italiano.

Un italiano... (come me? come noi?)

Mi chiedo quante frasi e quanti gesti accettiamo ogni giorno con indifferenza, senza nemmeno renderci conto del razzismo dilagante...

E' ora di cominciare a preoccuparsi ed occuparsene seriamente.

Dove stiamo andando?

A cosa stiamo tornando?

http://www.qualcosadisinistra.it/2016/07/06/fermo-da-quando-si-scriveultras-per-leggere-fascismo/


lunedì 27 giugno 2016

SCONCERTO AL CONCERTO

Bellissimo concerto de I Musicanti di Provaglio sabato sera.
Bravissimi! Come sempre.
Un vanto per la nostra comunità.

Ma non tutto ha funzionato a dovere...
La musica non si fermava mai: nessuna pausa. Già, perché tra un brano e l'altro si sentiva un'altra musica: quella proveniente dal campo sportivo, e che doveva iniziare solo dopo la fine della prestazione della banda.

E così si è visto un Paolo Civini diverso, un po' meno pacato del solito. Ebbene sì, alla fine di un concerto evidentemente "sofferto", il direttore è sbottato. Sottolineando l'impegno e la costanza di bambini, ragazzi e adulti che per tutto l'anno si esercitano, ha chiesto RISPETTO.
Suvvia, Maestro, cosa pretende?!? Questi non sono i tempi del rispetto! Quella è roba vecchia!
Oggi ognuno fa quel che vuole, e "se ne frega" di tutto e di tutti..

 Mi preme farle sapere, però, che Lei non è l'unico non al passo coi tempi; che c'è chi crede ancora in certi valori "fuori moda". Ed inoltre le voglio assicurare che, nonostante tutto, la vostra musica ha davvero allietato chi se n'è stato lì fino alla fine, sopportando il caldo e chiudendo fuori tutto il resto. In rispettoso silenzio (anche se pare che qualcuno abbia sentito ululare alla luna).

In attesa del vostro prossimo concerto, auguro di cuore buona estate a Lei e a tutti i suoi Musicanti.

Claudia Paini

musicanti-provaglio

giovedì 21 aprile 2016

21 APRILE : Buon compleanno a Gino Strada!

Ci sono persone che tengono alto il nome dell'Italia nel mondo.
E che ci fanno sentire orgogliosi di essere italiani.
Poche.
Persone come lui.


Che orrore! Basta violenza, basta terrorismo, basta guerre, basta sangue. Torniamo umani.

(Gino Strada, 22/03/2016)

http://www.emergency.it/diario/abolire-la-guerra-unica-speranza-per-umanita.html

http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it/favola_gino_strada.htm

https://www.facebook.com/emergency.ong/photos/a.203629481356.170178.183047736356/10153965172651357/?type=3&theater

DP

venerdì 15 aprile 2016

15 APRILE: Un pensiero per Vittorio Arrigoni (1975 - 2011)

"Io non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, a un’unica famiglia che è la famiglia umana" (Vik 2009)


Inviato da Luther Blissett

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