sabato 14 marzo 2009

INFORMAZIONE 2.0 – Giornalisti dell’era digitale

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L’accessibilità alla fruizione dell’informazione è andata via via ampliandosi negli ultimi secoli. Dalla ristretta élite che leggeva giornali autoreferenziali nei salotti dell’Ottocento si è passati ad un pubblico sempre più esteso. Prima la drastica riduzione dell’analfabetismo, accompagnata e sostenuta dalla diffusione della radio, ha permesso l’ingresso della massa nella sfera dell’opinione pubblica. Poi, la TV ha definitivamente eliminato ogni barriera sociale, geografica e culturale completando il processo di massificazione delle fonti di accesso all’informazione. Ma l’informazione, se pur fruibile senza barriere, ha mantenuto il carattere dell’unidirezionalità: poche fonti trasmettono ad un pubblico che può solo ascoltare, passivamente.

Soltanto negli ultimi anni è venuto meno anche il carattere dell’unidirezionalità. Internet, dopo una fase 1.0 in cui ha contribuito – quale nuovo medium di massa e come i suoi predecessori – ad ampliare l’accessibilità, ha innescato la “rivoluzione 2.0”.

Sotto l’etichetta web 2.0 ricadono molti fenomeni sempre più sulla bocca di tutti: blog, Wikipdia, You Tube, Facebook, My Space, Flickr, citizen journalism… insomma, l’intero mondo del User-Generated Content (UGC). Non più spettatori passivi, dunque, ma utenti che creano contenuti da immettere in rete, disponibili alla fruizione da parte di altri utenti.

E’ così che le testate giornalistiche si trasformano prevedendo la possibilità, da parte dei lettori, di contribuire alla creazione dei contenuti online. Parallelamente, nascono circuiti informativi alternativi che vanno da Wikinews (che recita, in prima pagina, “Fonte di notizie a contenuto aperto che anche tu puoi scrivere”) al blog di Beppe Grillo, passando attraverso centinaia di altre fonti, prima invisibili perché estranee alla sfera dell’informazione unidirezionale. Tra gli innumerevoli fenomeni meritevoli di attenzione, ci terrei a segnalare www.openpolis.it, iniziativa che sfrutta a pieno i nuovi strumenti per la condivisione di informazioni con il fine di monitorare e rendere più trasparente l’attività politica.

Resta aperta una questione di fondamentale importanza. Ora che chiunque può produrre contenuti da gettare in pasto alla rete, chi ci garantisce la loro veridicità? La possibilità di influenzare i processi di formazione dell’opinione pubblica, in particolare per quanto riguarda il dibattito politico, è un enorme potere. Come assicurarsi che non cada in mani sbagliate?
Credo che la risposta debba venire dal rafforzamento delle autorità garanti e dalla formazione di figure professionali indipendenti che, proprio in virtù di tale formazione ed indipendenza, basandosi sulla reputazione e su un legame di fiducia, possano essere riconosciute come autorevoli ed imparziali.

Dario Pagnoni
d.pagnoni@hotmail.com

5 commenti:

  1. fabio consoli14 marzo 2009 14:17

    Questo intervento lo utilizzo per parlare dell’emendamento D’Alia; molto brevemente dice: quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete Internet, il Ministro dell’Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla Rete Internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

    Non capendo bene cosa possa realmente comportare questo emendamento qualcuno lo ha chiesto al diretto interessato (senatore D'alia, vi lascio il link http://www.youtube.com/watch?v=7tfEDqBCOWw&eurl=http://bertola.eu/nearatree/?p=1338&feature=player_embedded )

    In poche parole se in un qualsiasi blog\forum ci sia un commento che rientri nell'apologia di reato se chi c'è a capo del suddetto non toglie il commento entro 24 ore c'è l'oscurameto dell'intero sito: questo vale sia per youtube, che per facebook! Per un solo gruppo che potrebbe inneggiare alle BR chiude tutto fecebook? si!!!??
    Siamo così di fronte alla repressione dell'idee , in quanto hanno capito che la libera discussione che si è sviluppata su internet non può far altro che indebolire il loro controllo dell'informazione; si sono detti o fate come vogliamo noi (censura) o non usate più niente con l'oscuramento totale...

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  2. La questione "D'Alia" è molto importante ed interessante. Meriterebbe anche un articolo intero, oltre al semplice commento..

    Proprio oggi me ne parlava Stevano Serzanti, il quale è molto interessato e documentato sull'argomento..

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  3. Considerazioni sparse, e un po' di fretta, sulle domande e risposte presenti nel tuo post. Poi, se t'interessa, potremmo discuterne con più ordine.
    "Ora che chiunque può produrre contenuti da gettare in pasto alla rete, chi ci garantisce la loro veridicità?", chiedi. Di rimando io ti chiedo: chi garantisce la veridicità dei media tradizionali (giornali, radio, tv)? Ogni settimana Luca Sofri scrive una rubrica intitolata "Le notizie che non lo erano", su notizie false date per vere sui giornali. Il materiale non gli è mai mancato.
    Per quanto riguarda la rete, la risposta è nessuno o, meglio, centomila. Mi spiego: devono essere i lettori, i lettori 2.0, a verificare la veridicità delle informazioni. Devono saper distinguere fra fonti autorevoli o meno e, comunque, non devono mai acquisire acriticamente i contenuti. Non esiste una fonte di notizie sempre attendibile, neppure sul Web, che però garantisce, ad esempio, il controllo incrociato delle informazioni, il famoso pluralismo.
    Passiamo alla seconda domanda: "La possibilità di influenzare i processi di formazione dell’opinione pubblica, in particolare per quanto riguarda il dibattito politico, è un enorme potere. Come assicurarsi che non cada in mani sbagliate?". Nella rete il Potere è distribuito, dici bene tu nella prima domanda "chiunque può produrre contenuti". Quindi, non essendo centralizzato, non può cadere in un paio di mani sbagliate, ma in milioni di mani, fra cui sicuramente molte sbagliate. Fanatici, centri di potere interessati, semplici cretini fanno parte da sempre del consesso umano. Prospettare un autorità garante (con funzioni che non chiarisci bene), significa prospettare un centro di comando che può fare gola e essere preda di fanatici, centri di potere interessati e semplici cretini.
    La bellezza della Rete sta proprio nell'essere una rete, senza centro, composta da milioni di nodi. Qualunque accentramento è deleterio. In una galassia composta da milioni di spazi web, i Nazisti dell'Illinois possono ahimè ritagliarsi il loro sito, così come possono esistere e esistono, in cui farneticano di Terra Cava e Razza Superiore: dev'essere il lettore preparato, il cittadino formato, a saper discernere ciò che è rilevante e attendibile, da ciò che non lo è.
    Per concludere, a differenza del fruitore tradizionale (non parlo di semplice lettore, per includere più genericamente anche altri media, come la tv), il fruitore 2.0 dev'essere più attento, più preparato, più critico. Dev'essere, in una parola, un cittadino. Una volta si diceva "l'ha detto il telegiornale" per affrancare una notizia con il bollino della veridicità assoluta (che magari non aveva). Oggi al fruitore 2.0 è finalmente richiesto un passo in più: l'affermazione "l'ho letto su wikipedia" non ha e non può avere per noi la stessa definitezza. E' la rete, bellezza, e non c'è nessun problema, a patto di essere consapevoli di quanto detto sopra.
    Spero di non essere stato troppo confuso, ma la carne al fuoco è molta e molta ne deve cuocere.
    D.

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  4. fabio consoli20 marzo 2009 14:38

    Il mio post riguardante l'emendamento D'alia non è stato scritto tanto per aggiungere un argomento, o meglio, forse sono stato frainteso...ovviamente, potrebbe essere un articolo a se stante, ma il mio obbiettivo era far capire come le autorità hanno ben pensato di legislare questa delicata situazione, dove chiunque ha la possibilità di fare informazione: basta, appunto, un cretino che rilascia un commento e le autorità vigenti ti oscurano tutto...ma oltre all'imbecille ci sono moltissime persone, che senza scopi di lucro, cercano di informare nel migliore dei modi i cittadini! e sono questi che fanno paura...
    Detto questo non vorrei distaccarmi dall'originale post di Dario, e riallaciandomi al commento di D. Delledonne,mi sorge una domanda: come fa un cittadino a scegliere quale articolo è tendenzialmente più autorevole, o comunque, degno di confronto incrociato con la informazione televisiva e o cartacea?
    Sono argomenti che potrebbero far perdere giornate intere, ma in definitiva spero che la passione per l'informazione da parte di giornalisti e non, rimanga tale, senza che sia intaccata l'obbiettività per fini secondari.

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