martedì 10 marzo 2009

Mi chiamo Chip... Veri Chip!

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Per una riflesione ulteriore e più approfondita sull'argomento, consiglio la lettura dell'articolo che trovate all'indirizzo http://brunotto588.blog.espresso.repubblica.it/il_linguaggio_dimenticato/

3 commenti:

  1. fabio consoli10 marzo 2009 22:07

    Ho visto il video e letto l'articolo: noto una visione pessimistica della collettività da parte dell'autore!
    Spero vivamente che quell'ideale di onnipotenza non sia veramente celato nella mente della popolazione!
    Anzi sono fiducioso del contrario...

    Il controllo delle merce che compriamo è gia di uso comune: con la semplicissima carta per raccogliere i punti, possono sapere tutti gli acquisti che abbiamo effettuato....

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  2. Carissimo Fabio.

    Tutto ciò bisogna guardarlo in un quadro più generale, perchè qual'è il vero obiettivo dell'impianto del microchip?
    il vero obiettivo è il controllo, il controllo totale in chiave di perdita totale della nostra privacy a discapito di un'èlite corporativa bancaria globale, di cui noi non conosciamo nemmeno chi sono questi individui.
    Per quanto riguarda il sentimento di onnipotenza, purtroppo temo di si, bisogna sapere che i pubblicitari sanno perfettamente quali sono gli istinti primordiali della popolazione ma ciò che è peggio è che sanno anche COME stimolarli e farli venire a galla, basti pensare che queste sono tecniche psicologiche insegnate alle Corporazioni già all' inizio del '900, e il maestro che istruì maggiormente gli addetti pubblicitari nel marketing fu il nipote di Freud, Edward Bernays.
    E poi, la storia della carta clienti, è solo un'altro piccolo passo per abituare le masse, all'idea futura di avere un microchip incorporato.

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  3. Flavio Simonini22 marzo 2009 19:20

    Capisco e, in una certa misura, condivido ciò che dice Fabio. Ma aggiungo anche alcuni miei commenti.
    Innanzitutto non bisogna mai dimenticare che ogni innovazione tecnologica può avere aspetti positivi e negativi. La resistenza al cambiamento e all'innovazione porta sempre a enfatizzare, almeno all'inizio, gli aspetti negativi dimenticando quasi completamente gli aspetti positivi e di utilità sociale che quasi sempre le innovazioni portano.
    Non a caso ho avuto occasione di vedere questo video interessante "cazzeggiando" su FaceBook, una delle tante creazioni di pubblicitari e genietti dell'informatica che vengono immediatamente arruolati dalle grandi aziende per trarne profitti. Ciò nonostante FaceBook, e più in generale la rete Internet, hanno rivoluzionato i comportamenti sociali e, alla fine, hanno reso possibile l'estensione della democrazia nel mondo.
    Ricordiamo sempre che tutte le innovazioni, buone o cattive che siano, sono sempre soggette alla libera scelta dell'utente che, in base alla propria sensibilità e cultura, le accetta o le rifiuta. Quanti di noi, in tempi passati, hanno rifiutato l'uso del PC, del telefono cellulare o dei lettori MP3 fino a ricredersi quando hanno capito che potevano trarne "vantaggi" per la propria vita.
    Nel caso specifico del Chip sottocutaneo confesso che avverto anch'io un fastidio istintivo. Ma penso anche ai vantaggi possibili, in termini di tempo perso in coda alla cassa per esempio; o alla possibilità di essere informato tempestivamente nel caso uno dei prodotti acquistati sia difettoso o potenzialmente pericoloso; alle condizioni di garanzia dei prodotti eccetera. E' vero che le aziende possono tracciare il mio profilo di consumatore. Ma se questo determina un miglioramento del servizio fornito, benvenga! L'importante è che il mio diritto di scegliere, di decidere e di vivere non venga mai messo in discussione.
    Alla fine credo che scambiare due parole con la cassiera carina del supermercato sia meglio che correre subito a casa e "cazzaggiare" su FaceBook.
    Ciao
    Flavio

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