mercoledì 25 marzo 2009

Perché è giusto che la Pubblica Amministrazione finanzi il Monastero

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C'è chi sostiene che il Monastero di San Pietro in Lamosa sia un pozzo senza fondo, un buco nero che assorbe i soldi dei cittadini e dal quale non ritorna alcun beneficio o, almeno, non per i contribuenti.
Sebbene sia assolutamente legittimo avere un dubbio del genere, basta una breve analisi per capire l'infondatezza di tale sbrigativa e grossolana supposizione, analisi che mi propongo di ripercorrere brevemente in questo articolo.

Esistono varie motivazioni, sia economiche che non economiche, tutte valide a giustificare l'intervento pubblico in ambito artistico culturale. Non vi annoierò elencandole tutte. Cercherò, piuttosto, di darne un idea attraverso quelle più facilmente comprensibili e più attinenti al caso del Monastero.

Tra le motivazione prettamente economiche voglio ricordare il ruolo delle così dette esternalità positive, ovvero quei benefici che sfuggono al mercato (non possono essere oggetto del prezzo di un biglietto) ma sono molto importanti per la comunità, sia locale che globale. Una di queste esternalità è data dal fatto che tutti quei soldi che il Monastero spende, per fare un esempio concreto, per rendere fruibili i vari luoghi della sua struttura, non si volatilizzano nel nulla. Questi soldi contribuiscono a sostenere l'economia dando posti di lavoro a quelle imprese e persone che svolgono questi lavori, le quali a loro volta spenderanno i soldi guadagnati nelle attività commerciali che danno lavoro a tutti noi.

Ma l'esternalità per eccellenza è data dall'indotto, ovvero dall'aumento dell'attrattiva di flussi turistici – nel caso del monastero vanno intesi flussi di qualità, non di massa – che il valore artistico e culturale del Monastero, se adeguatamente curato e gestito, può favorire. Il flusso turistico è costituito da persone che vengono da più o meno lontano e che, se adeguatamente guidate, sono pronte a spendere per visitare le torbiere, per mangiare uno spuntino nei bar vicini, per pranzare in un ristorante che offre cucina locale e per innumerevoli altri motivi, specialmente se legati all'identità territoriale – identità che, così oggi si insegna nei master universitari, è ciò che il turista va cercando, oltre ad essere un fattore fondamentale di coesione e benessere sociale, quindi di prosperità economica, per la comunità locale. Dell'importanza di tale identità parlerò in seguito, a proposito delle motivazioni non economiche dell'intervento pubblico in campo artistico e culturale. Per adesso resti la considerazione che, evidentemente, i flussi turistici lasciano risorse finanziarie sul territorio.

Prima di passare alla seconda tipologia di motivazioni, vorrei porre la questione della così detta domanda opzionale per le generazioni future. L'argomentazione è la seguente: se oggi noi tuteliamo e manteniamo vivo il patrimonio artistico e culturale, i nostri figli potranno, in futuro, scegliere se fruirne o meno e se tutelarlo a loro volta. Se, invece, oggi decidiamo di lasciar deperire il nostro patrimonio, le generazioni future non avranno alcuna scelta: una parte della nostra cultura, quindi di noi stessi e del nostro presente, sarà perduta irrimediabilmente “nel tempo, come lacrime nella pioggia”.

Passerei ora alle motivazioni non economiche, ancora più numerose delle precedenti. Mi soffermerò su una sola di esse, quella riassunta magnificamente nella parola tedesca Volksgemeinschaft – il senso di coesione popolare. E' accertato il fatto che gli elementi artistici e culturali, frutto di un determinato territorio ed appartenenti al popolo che li vive, sono un vettore per la coesione sociale. Al giorno d'oggi sentiamo continuamente ripetere che l'ordine sociale e morale è a rischio. Ciò è dovuto principalmente allo smarrimento di senso e di identità, causa della disgregazione dei legami interpersonali e della perdita dell'equilibrio spirituale. Questo, a sua volta, impedisce la trasparenza e la fiducia nei rapporti, la creazione di sinergie e la solidarietà tra le persone, peggiorando la qualità della vita e negando la possibilità di coglierne il senso.
Ma su cosa si regge il legame sociale? Qual è l'elemento che mantiene solidale la comunità ed equilibrata la dimensione interiore? Evidentemente tale elemento è ciò che accomuna la comunità, ciò che la rende tale, la sua identità.

L'identità va cercata nelle radici culturali di una comunità. La Fondazione del Monastero, come punto di riferimento culturale della comunità provagliese, ha la mission di preservare e promuovere l'identità locale in un ottica di sviluppo sostenibile. Ecco perché è bene che venga mantenuta in vita da soldi pubblici.

Dario Pagnoni
d.pagnoni@hotmail.com

*La base teorica dei miei ragionamenti deriva in gran parte dal testo
di Alex Turrini, Politiche e management pubblico per l'arte e la cultura, Egea 2009


PS. Per approfondire l'argomento, segnalo a tutti l'incontro di domani sera (26 marzo), organizzato dalla Lista Civica, dal titolo "Le politiche culturali attuate in in un comune di piccole dimensioni: quale valore hanno nel vivere sociale? Il Monastero di San Pietro: prospettive e proposte", alle 20.30 presso la sala consigliare del Comune di Provaglio d'Iseo.

5 commenti:

  1. provagliese incazzato25 marzo 2009 19:34

    Con grande dispiacere, devo dire, è stata per me una profonda delusione vedere la fine che sta facendo questo blog: le elezioni si avvicinano e si cominciano a leggere articoli pro lista attuale...che bisogno c'è di mettere anche qua che c'è l'incontro di domani? dopo tutti i volantini sparsi sul territorio, nelle bacheche!
    Poi non venitemi a dire che il giornale è neutrale...
    Facciamo un analisi dei soldi percepiti dal monastero, senza basarsi su tesi economiche, e commentiamo i pro e i contro!
    Stavo pure pensando di fare buona publicità per questo blog ma mi sono fermato in tempo...

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  2. provagliese incazzato, è inutile che cerchi un dialogo con i compagni!

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  3. Il Provagliese è e resta un giornale collettivo di tutti i provagliesi che volgiono scriverci, senza alcun filtro. L'unica condizione che veniva cortesemente richiesta era di firmarsi sempre ma, come vedete, anche questo non ha impedito la publicazione di alcun contenuto.

    La redazione del Provagliese non invita a nessun incontro di nessuna parte politica.

    Io, Dario Pagnoni, invito ad un incontro che per me è molto interessante e che ho ritenuto giusto segnalare perché strettamente correlato al tema del mio articolo, articolo che ho scritto perché gli argomenti in esso trattati sono oggetto dei miei studi attuali e delle mie passioni.

    Allo stesso modo, Pinco Pallino può inviare l'articolo che crede in cui parla di ciò che crede invitando tutti i lettori del suo articolo a qualsiasi incontro.

    Purtroppo, fino ad ora, non ho avuto ancora il piacere di ricevere feedback ne veder publicare articoli a firma di esponenti del gruppo PDL - Lega Nord, nonostante siano stati contattati allo stesso modo e nelle stesse forme di tutti gli altri provagliesi.

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  4. Paola Ruffini26 marzo 2009 01:42

    Sono una provagliese adottata da molti anni e quando davanti agli occhi mi si è posto "il provagliese", così aperto e libero da ogni forma di attaccamento partitico, ho avuto subito l'impressione che qualcosa di veramente bello e diverso dall'andazzo del Paese stesse avvenendo. Poi però leggendo questo articolo e nondimeno leggendo i commenti pubblicati torno subito alla realtà e vedo Provaglio spezzarsi per ideali partitici e ideologici dando vita a un botta e risposta a dir poco inquietante. In sostanza sarebbe bello che quando ci si dichiara indipendenti dalle trame politiche, nonostante la facilità a una becera ipotesi nepotistica, si potesse mantenere questa invidiabile linea di pensiero. D'altro canto però sarebbe bello che le liste in opposizione a quella attuale, che si sentissero danneggiate da un certo tipo di intervento, proponessero un modello di critica costruttiva e non distruttiva, basata magari su una storica contrapposizione ideologica che a livello del nostro comune, nel 2009, non può e non deve trovare spazio.

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  5. Premettendo la mia posizione nel giornale IlProvagliese, cercherò di rendere al meglio la mia idea a riguardo.
    Andiamo con ordine: l'argomento monastero, è uno dei punti caldi per le vicessitudini politiche, e questo è assodato; circostanza vuole che Dario sia il nipote del presidente della fondazione , quindi non biasimo nessuno nel momento in cui nasca un dubbio sulla finalità dell'articolo (o al contraruo che non nasca)...ma l'articolo, è da considerarsi, opera dello scrittore stesso e quindi opinione strettamente personale e non del giornale!!

    Il provagliese è un gornale che vive con gli articoli dei Provagliesi, senza distinzioni ideologica: si invitano tutti , e ribadisco tutti, i cittadini a inviare i propri.

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