venerdì 1 aprile 2016

Lettera aperta al Sindaco - di Claudia Paini

Signor Sindaco,

mi rivolgo a lei pubblicamente, sia perché sappiamo bene entrambi che quando l'ho fatto in forma privata non mi ha degnato della benché minima risposta, sia per condividere con i lettori questa mia breve riflessione.

Ho letto ieri i suoi auguri per le festività pasquali rivolti ai bambini e ragazzi delle scuole. Seppur consegnati in ritardo, non credo per colpa sua, sarebbero stati pure graditi se lei non avesse toccato quello che per me è un tasto dolente, ovvero la questione migranti.

Già profondamente delusa dai vertici tra "i capi degli Stati che contano", serviti sempre e solo a giocare a scaricabarile, sono assolutamente stufa delle tante, troppe, inutili parole e dei pochi, pochissimi, fatti concreti.

Lei invita bambini e ragazzi a dedicare un pensiero ai loro coetanei "in cammino per le strade dell'Europa", esorta a "correre con il nostro pensiero e le nostre azioni verso loro con gesti di solidarietà"

 Ora, io non ho nulla da insegnare a nessuno, ma è cosa risaputa che i bambini imparino più dall'esempio che da tante belle parole. Se così non fosse, nelle nostre scuole non ci sarebbero bambini italiani che non vogliono stare accanto ai loro coetanei stranieri, non li vogliono come vicini di banco, li scansano durante i giochi. Infatti so bene (beh, diciamo pure: spero bene) che nessuno insegni loro a comportarsi così. A parole. Ma i gesti? Quelli contano! Se noi adulti per primi siamo infastiditi quando uno straniero si avvicina per chiedere la carità (tipico lavoro che ci viene a "rubare"!), se non ci sediamo accanto a loro, se non ci vedono mai scambiare due parole...

E proprio per la mia convinzione che siano le azioni a contare davvero, credo che la sua "letterina" sia uno dei tanti esempi di ipocrisia.

Già, perché di gesti concreti, Lei, come Sindaco, ne avrebbe potuti fare, eccome. Avrebbe potuto dare l'esempio! L'amministrazione da lei guidata non ha aderito a nessun progetto di accoglienza, neanche dopo l'ultimo appello rivolto ai Comuni bresciani a fine 2015. E tutto ciò pur sapendo che avrebbe avuto anche il sostegno di almeno una parte della minoranza, quella minoranza che aveva elogiato la convenzione sottoscritta con la cooperativa Clarabella per un eventuale coinvolgimento in attività di pubblica utilità dei profughi allora in carico alla cooperativa stessa.

Per favore, non insegniamo ai bambini che "é il pensiero quello che conta", perché la maggior parte delle volte il pensiero, da solo, proprio non basta. E non aspettiamoci da loro gesti di solidarietà, se prima non glieli abbiamo mostrati.

Io nutro un profondo senso di colpa per essere nata in quella che definisco la parte (in)giusta del mondo. Detesto l'idea di far parte di un "sistema" tanto iniquo. Credo fermamente nel dovere dell'accoglienza. E so bene di essere in minoranza.

Sono convinta che sia necessario un approccio molto diverso a questo fenomeno. Un approccio che non può prescindere dalla ricerca di cause e dall'assunzione di responsabilità, nonché da un doveroso rispetto per chi spera in una vita migliore.

Quella stessa vita che noi abbiamo avuto, senza alcun merito.

Se non possiamo (o non vogliamo) fare qualcosa, almeno restiamo in silenzio.

Claudia Paini

http://www.bresciaoggi.it/home/profughi-appello-ai-comuni-aderite-alla-catena-sprar-1.3991221
http://www.bresciatoday.it/cronaca/accoglienza-profughi-collebeato-calvisano-castegnato-corte-franca-flero-passirano-iseo-palazzolo-gussago.html



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